La testimonianza di Fabio

Sono venuto a conoscenza del progetto “Prendiamo l’Alzheimer per mano” promosso da Infine Onlus con Specchio dei Tempi de La Stampa, leggendo appunto il quotidiano torinese.

Pur non avendo mai avuto esperienza diretta di contatto con malati di Alzheimer, mi ha sempre colpito la potenza distruttiva della patologia sull’identità della persona e le ricadute nei rapporti familiari ed affettivi, il tutto aggravato dalla mancanza di una valida rete sociale ed assistenziale di supporto a tutti coloro che affrontano quotidianamente la malattia.

Ho pertanto deciso di dare la mia disponibilità al progetto, partecipando al corso formativo organizzato da Infine Onlus. Ho trovato il corso molto interessante, con contributi di specialisti preparati e capaci nella didattica, vissuto in compagnia di un gruppo di aspiranti volontari coeso e motivato.

A partire dall’inizio di quest’anno ho finalmente potuto iniziare l’esperienza di volontario a domicilio presso la famiglia di Carlo, malato di Alzheimer di 81 anni che è supportato quotidianamente dall’infaticabile ed amorevole consorte che, nonostante anch’ essa sia soggetta a seri problemi di salute, riesce a gestire la malattia del marito con l’aiuto dei loro due figli.

Il mio impegno concreto si traduce in due ore del sabato pomeriggio dedicate principalmente ad accompagnare Carlo in una passeggiata nel loro quartiere, con il duplice scopo di stimolarlo in un’ attività motoria e relazionale nell’ambiente esterno e, soprattutto, di sollevare la moglie per un breve periodo dall’ onere gravoso di assistenza al marito.

Pur trattandosi di un contributo minimo e marginale rispetto all’ effettiva esigenza di supporto alla famiglia, mi sono reso progressivamente conto dell’importanza di inserirsi nell’ organizzazione familiare, in modo da dare continuità al lavoro principale dei caregivers e, in qualche modo, rappresentare un riferimento con il quale confrontarsi nelle diverse problematiche di ogni giorno.

Dall’ esperienza con Carlo è cresciuta in me la consapevolezza della necessità di non abbandonare al loro destino le famiglie colpite dalla malattia, sulle quali grava un peso difficile da portare e sopportare senza l’aiuto di una rete assistenziale efficiente.

Fabio

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