La testimonianza di Laura

L’ esperienza di volontariato con Infine si è rivelata fin da subito una piacevole scoperta, capitata un po’ per caso nella mia vita da studentessa universitaria, in bilico tra lo studiare a capo chino nell’infinito slalom di esami e la ricerca continua di un banco di prova reale, ovvero la voglia di imparare “a fare” e “ad essere” ciò per cui studio, mettendo finalmente il mio tempo a diposizione di qualcuno e non solo di qualche libro.

Infine quindi è stato uno di quegli incontri che succedono al momento “giusto”, perché in modo delicato e accogliente mi ha mostrato la grande passione e professionalità con cui psicologi, neuropsicologhe, psicoterapeute e tirocinanti si dedicano ogni giorno alla cura delle persone, al loro benessere emotivo e alle loro fragilità. Come si può aiutare l’altro? Come stare vicino alla sua sofferenza? Come gestire le mie emozioni? sono punti di domanda che iniziano pian piano a trovare risposta.

L’ Alzheimer oltre ad essere una malattia che spaventa per la sua irreversibilità, è principalmente una realtà sociale che lascia intorno a sé molte zone d’ombra, in cui spesso, soprattutto i familiari e le persone che direttamente si occupano del malato finiscono per perdersi: le giornate che si ripetono tutte uguali a se stesse, i dialoghi che rischiano di tradursi in silenzi insopportabili, la tristezza, il dolore, anche la rabbia talvolta. Ma in tutto questo buio, le paure dovrebbero lasciar posto alla convinzione che non si è mai completamente soli e che chi dimentica non viene dimenticato.

La forza di Infine sta proprio nel creare una rete di sostegno per la famiglia che convive con l’Alzheimer e nel mettere in contatto caregivers di famiglie diverse per poter confrontare realtà personali e condividere le proprie storie in un ambiente protetto e di reciproco ascolto.

Avvicinarsi a persone con l’ Alzheimer per me è entrare in un mondo quasi ovattato, incorniciato da molti non detti e da discorsi sottintesi, ma che al tempo stesso, quasi paradossalmente, è anche ricco di racconti e immagini tutt’ altro che sfuocate: quando non si trovano più le parole per esprimere i propri pensieri, quando le frasi si confondono nelle crepe della memoria sono allora le mani, i gesti, gli occhi, i profumi, i dettagli che ti parlano! È un mondo in cui sicuramente le emozioni non vengono mai dimenticate, anche se cambia la forma in cui vengono espresse (a differenza di quanti invece hanno dimenticato come ci si emoziona, persi nei ritmi frenetici della società e non della malattia). È bene infatti ricordare che “il malato non è la sua malattia”, ma resta una persona con la sua storia, il suo carattere e le sue relazioni.

Consiglierei questa esperienza di volontariato proprio a chi desidera entrare in una di queste storie silenziose che si lasciano raccontare a intermittenza, con un po’ di pazienza e soprattutto tanta empatia.

Laura

Per avere maggiori informazioni modello di intervento di Infine Onlus clicca qui

 


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