La testimonianza di Serena

La mia esperienza da volontaria è cominciata casualmente grazie ad una mia amica, che dopo aver ricevuto un’ email dal portale “Torino Giovani”, ha informato me ed altre compagne della presenza nel territorio dell’ associazione “Infine Onlus”. Così spinta dalla curiosità, dalla voglia di vivere nuove emozioni e dal desiderio di fare qualcosa di appagante, ho deciso di prender parte alla “merenda del volontario”.

L’ accoglienza è stata emblematica: un ambiente ordinato, elegante, intimo incorniciava la gentilezza, la competenza e la vivacità delle operatrici dell’ associazione che con pazienza ci hanno spiegato lo scopo e l’ organizzazione di Infine Onlus e hanno risposto a tutte le nostre domande. Il primo impatto positivo mi ha poi spinta a frequentare altri incontri formativi in cui sempre di più mi sentivo parte di qualcosa di bello, grande e importante.

Non era la prima volta che sentivo parlare di Alzheimer ma incontro dopo incontro aggiungevo un tassello mancante alle mie conoscenze ed entravo gradualmente nel vivo della malattia. Ne abbiamo approfondito ogni aspetto: medico, biologico, psicologico e sociale; abbiamo organizzato cine-appuntamenti e discussioni sulle nostre emozioni e i nostri sentimenti. In ogni incontro esponevo e spazzavo via dubbi e paure su quello che avrei dovuto vivere e affrontare ma quello che più mi rassicurava era il senso di non essere sola nella mia esperienza e di poter far affidamento sulla disponibilità degli esperti e sulla complicità creatasi tra i volontari.

Tuttavia non credo di aver mai capito il senso della parola “Alzheimer”, non prima di aver guardato negli occhi i familiari e i parenti affetti. Sguardi increduli, persi, stanchi, esauriti, sofferenti e addolorati da una realtà amara ed inaccettabile, ma anche dolci, amorevoli, forti, speranzosi, propositivi, divertiti e carichi di energia. Il tutto mi ha fatto sentire impotente. Non so cosa avrei dato per avere una bacchetta magica che risolvesse ogni singolo problema. Così ho deciso di andare avanti e di fare quello che potevo insieme ad Infine Onlus per migliorare anche di un pochino questa realtà.

Al momento sto seguendo da vicino una splendida famiglia da cui mi reco una volta alla settimana per circa tre ore a domicilio. Pian piano stiamo superando l’imbarazzo di persone sconosciute che s’incontrano per la prima volta e spesso quando vado via mi sembra di non aver fatto abbastanza. Ma mi piace pensare di riuscire a trasmettere in quelle poche ore un senso di speranza e tranquillità, e così vado avanti con determinazione cercando sempre di poter offrire qualcosa di più in ogni successivo incontro.

Credo che il progetto che Infine Onlus sta portando avanti sia di fondamentale importanza perché rappresenta uno spiraglio di luce in un sistema politico, sociale e sanitario che ha ancora la grande lacuna di non occuparsi del benessere psicologico delle famiglie; perché ci ricorda che siamo persone, che non siamo soli, che malattia non vuol dire necessariamente sofferenza ed isolamento ma anche accettazione e acquisizione di un nuovo equilibrio di vita.

Auguro a tutte le persone che si trovano a vivere situazioni come questa di non brancolare nel buio, di cogliere quella luce (che c’è sempre, basta solo cercarla!) e ad Infine Onlus di continuare ad espanderla.

Serena

Per avere maggiori informazioni modello di intervento di Infine Onlus clicca qui

 


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